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i distretti

Vulcanico Vulsino (DVV) | Area Cimino-Vicana | I Depositi sedimentari

Il Distretto Vulcanico Vulsino (DVV)

Un cenno, prioritariamente, alla tefrite legata a bocche sepolte da depositi travertinosi, ubicate in prossimità di Castellaccio dei Vulci, e che caratterizza un lungo tratto della gola incisa dal Fiume Fiora, in prossimità di Montalto di Castro.

Iniziando dal Lago di Bolsena che, con le isole Bisentina e Martana, è anche Zona di Protezione Speciale, la IT6010055, è immediato il sottolinearne la ricchezza di Geositi, rappresentativi ed emblematici dell’attività del DVV (e non solamente!).

Dando il rilievo che merita all’essere quelle isole geneticamente legate ad attività surtseyana affatto diversa da quella che ha originato la caldera che “ospita” lo specchio lacustre, è da menzionare come emblematici e chiaramente rappresentativi dei meccanismi connessi alle fasi esplosive,  siano il cono di scorie di Valentano per quel che riguarda l’attività  stromboliana; le scorie saldate di Bolsena, espressione di quella  hawaiana (o di fontana di lava); gli orizzonti di pomici trachitiche del Ponticello, rappresentativi di quella pliniana.

Il meccanismo legato a flusso piroclastico trova nelle aree circostanti  Bolsena ed in quella di Lubriano, rispettivamente, testimonianza di depositi prossimali o distali rispetto alla "area sorgente".

Non lontano da Bolsena affiorano le "pietre lanciate", caratterizzate da una tipica fessurazione colonnare. Espressione di attività effusiva sono pure i prodotti dell’attività idromagmatica affioranti a Montefiascone. E non può che rientrare in questo ambito la Civita di Bagnoregio: i depositi piroclastici, che vi affiorano a tetto delle argille plioceniche (e che comprendono anche quelli, appena citati, affioranti a Lubriano) ed a letto dell’ignimbrite di Orvieto – Bagnoregio, “registrano” eventi propri della evoluzione del DVV tra i 560.000 ed i 354.000 anni dal presente.

Ma la valenza della Civita di Bagnoregio non è solamente vulcanologica. Essa è, pure, non solo morfologica e morfoevolutiva, per essere i calanchi che la caratterizzano esempio didascalico e didattico di erosione sia accelerata (alla  “scala della percepibilità umana”) che retrogressiva, con cattura di versante, ma anche cronostratigrafica, dal momento che la successione sedimentaria e quella vulcanica abbracciano un ampio arco del tempo geologico. Ed è, d’altra parte, signif (icativo che sia le “pietre lanciate” che la Civita di Bagnoregio, siano sia SIC che ZPS: in particolare, le prime rientrano nella ZPS IT6010008 “Monti Vulsini” (che comprende pure le sequenze affioranti a Montefiascone) e la seconda nella ZPS IT6010009 "Calanchi di Civita di Bagnoregio".

La valenza prevalentemente vulcanologica dei Geositi ai quali si è appena accennato ha suggerito e guidato la scelta di tematiche dif (ferenti, a carattere prevalentemente geologico – stratigrafico ed idrogeologico, per l’alto bacino del Marta (SIC “Fiume Marta alto corso”), area che ha formato oggetto di una specif (ica nota scientif (ica (che vede, tra i propri Autori, Patrizia Sibi, Vincenzo Piscopo e Mario Valletta), "attenta" pure agli aspetti della comunicazione e della fruibilità, che vedrà presto la luce nel volume LXXVII delle Memorie Descrittive della Carta Geologica d’Italia.
L’incile del Lago di Bolsena ne è il limite settentrionale; Poggio della Selva - Poggio Ficuna, quello sudoccidentale; la confluenza tra il Fiume Leia ed i Torrenti Rigomero e Biedano, quello sudorientale.

I Geositi ai quali si accenna non sono che un esempio, pure se assai signif (icativo.
Quelli a carattere geologico-stratigrafico si rif (eriscono sia all’appoggio di vulcaniti vulsine sul substrato sedimentario, localmente rappresentato da sabbie riccamente fossilif (ere, passanti lateralmente ed inferiormente a calcareniti e calcari sabbiosi, di età pliocenica superiore – media, sia all’appoggio delle stesse vulcaniti sopra argille ed argille sabbiose, di età pliocenica media – inferiore (tra i 3,5 ed i 5.2 milioni di anni dal presente), che, a loro volta, giacciono a tetto di una successione di argille, arenarie e calcari, espressione di deposizione pure ad opera di correnti di torbida, l’ età della quale è compresa tra l’Eocene medio ed il Cretacico superiore (42,5 e 70 milioni di anni dal presente, rispettivamente). Il primo di quei Geositi è soprattutto esempio emblematico di una drastica, signif (icativa variazione di ambiente; il secondo, di un "intervallo" del tempo geologico, "lungo" oltre 37 milioni di anni, in corrispondenza del quale quelle aree erano terre emerse. 

I Geositi a valenza idrogeologica si identif (icano nella coesistenza di sorgenti fredde con scaturigini termo – minerali lungo l’Acquarella, non lontano da Castello Broco, ed all’incremento di portata, per un classico meccanismo di emergenza lineare, di circa 1700,00 l/s, entro l’alveo del Fiume Leia (Riserva Naturale di Tuscania), a monte della confluenza con i torrenti Rigomero e Biedano.

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